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Si al Risarcimento del danno non patrimoniale per la morte del nonno anche ai nipoti non conviventi


“ In caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale "da uccisione", proposta iure proprio dai congiunti dell'ucciso, questi ultimi devono provare la effettività e la consistenza della relazione parentale, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l'ampiezza e la profondità, e ciò anche ove l'azione sia proposta dal nipote per la perdita del nonno; infatti, non essendo condivisibile limitare la "società naturale", cui fa riferimento l'art. 29 Cost., all'ambito ristretto della sola cd. "famiglia nucleare", il rapporto nonni-nipoti non può essere ancorato alla convivenza, per essere ritenuto giuridicamente qualificato e rilevante, escludendo automaticamente, nel caso di non sussistenza della stessa, la possibilità per tali congiunti di provare in concreto l'esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto".

Questo è il nuovo principio di diritto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione sul danno parentale, questa volta in relazione al legame affettivo fra il nonno ed il nipote.

Il caso, infatti, riguardava il decesso in conseguenza di un sinistro stradale di un padre – nonno e la richiesta di risarcimento del danno non patrimoniale in favore dei figli della vittima e dei suoi nipoti. La Corte territoriale aveva riconosciuto il risarcimento del danno nei confronti dei nipoti conviventi con la vittima mentre lo aveva negato per gli altri nipoti che non coabitavano con il de cuius. Sul punto la Suprema Corte cassa con rinvio la decisione della Corte territoriale puntualizzando il legame affettivo che unisce due familiari e che costituisce il titolo (diritto leso) fonte dell’obbligazione risarcitoria del danno parentale. Riesaminando infatti anche i propri dicta, la Cassazione precisa che non appare più condivisibile limitare la “società naturale” di cui all’art. 29 Cost. alla sola “famiglia nucleare” posto che nella società moderna i rapporti familiari sono più o meno estesi e più o meno importanti anche prescindendo da un legame basato sulla convivenza. La rilevanza giuridica del legame affettivo che unisce i componenti di una famiglia non può essere infatti parametrata alla sola convivenza ma deve necessariamente essere riferita al rapporto affettivo reciproco ed alla solidarietà familiare che lega tali componenti. Se tale è il principio su cui la valutazione dell’esistenza di un danno parentale conseguente il decesso di un familiare (nella specie il nonno) deve fondarsi, evidente che il rapporto tra nonno e nipote deve essere riconosciuto come “legame presunto che legittima il risarcimento per la perdita familiare a prescindere dalla convivenza”

Si tratta di una pronuncia, che segue il precedente orientamento conforme (Cass. Civ. 21230 del 2016) ed è di non poco rilievo se si pensa che, con riferimento al diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da perdita di un congiunto, la giurisprudenza aveva sempre dato come presupposto il requisito della convivenza per provare l’esistenza dei rapporti tra i familiari, escludendo, quindi, il diritto al risarcimento da parte di quei soggetti non conviventi abitualmente (nonni, nipoti, nuore e generi, ecc.). Dunque la coabitazione non deve essere considerata un elemento decisivo ai fini del diritto al risarcimento per la perdita di un congiunto, in quanto ciò che va tenuta in considerazione è la solidità del legame affettivo esistente tra i familiari, che andrà comunque provata caso per caso.


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Studio Legale Guarino & Associati - 2017