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  • Umberto Guarino

Giovani stilisti, agili e indipendenti: chi avrà successo nel nuovo decennio?



Azzeccare il futuro è impresa ardua, anche in tempi di algoritmi predittivi e di ogni sorta di tecno-astuzia atta a dirigere e plasmare le coscienze. Lo è in modo particolare nella moda, dove pure la sfera di cristallo è necessità, non accessorio fiabesco, e ci si muove in costante differita, anticipando ogni cosa di sei mesi o poco più, salvo poi buttare tanto lavoro immediatamente in pasto ai media digitali (ma questa è altra storia). Il vestito, pelle mutevole che ci scegliamo da soli e che possiamo cambiare quando ci pare e piace sortendo i più diversi effetti, è un oggetto intimo, che sollecita reazioni imprevedibili, inspiegabili e completamente irrazionali.

Piace non si sa perché: per bellezza, per aspirazione, per convincimento, per adesione al modello dominante, per cedimento alla campagna pubblicitaria. A causa di tutto ciò, anticipare il successo di una ricetta o di una visione è affair rischioso. A volte basta l’idea, altre ci vuole marketing a tutto spiano. Tra pochi giorni inizia un nuovo anno, e pure una nuova decade, con quel doppio 20 che pare quasi un mantra, o una chiave di svolta. Stilare liste di brucianti novità è automatico. I figuranti decuplicano, i confini del sistema si espandono, mentre la moda si barcamena sempre più tra intrattenimento e comunicazione.

Eppure sono i prodotti a muovere tutto, e questi richiedono autori. Ogni stagione si va alla ricerca del nome nuovo su cui puntare, del talento da promuovere. Lo si fa con appetito distratto, perché la dura lex è che la stagione successiva di nomi se ne cercheranno altri, consumando e stritolando con una spietatezza che nemmeno Kronos con la propria progenie. Però le visioni richiedono tempo per esser tarate a dovere, vanno affinate con dovizia: buona la prima piace solo ai frettolosi. Nella marea di talenti presunti, solo pochi sono talenti veri, oggi che la bravura da tutti celebrata, ma di corta gittata, è far parlare di sé.


Geografia senza frontiere

Marco Zanini, dopo un percorso di tutto rispetto iniziato da Versace e proseguito con ruoli da direttore creativo presso Rochas, Schiaparelli e il breve ma brillante esperimento Santoni Edited By, opta per la scala micro, che vuol dire team ridotto all’osso – one man band, in pratica – e rapporto diretto con pochi, selezionati clienti. Invece di parlare a tutti – stolta vulgata generalista – sceglie di parlare a quanti gli sono affini, e lo fa con una collezione ben calibrata di pezzi realizzati con cura, espressione di una eleganza tersa e serena, velata appena di nordico spleen.

Se Zanini è il degno erede della miglior tradizione del prêt-à-porter italiano, Dorian Tarantini e Matteo Mena rappresentano l’oggi: professionisti solo in parte (Tarantini è un dj, Mena è un designer di accessori) partono dalla comunicazione per plasmare il design. 1910 Borbonese è il total look in edizione limitata che concepiscono per lo storico marchio milanese, incollando con verve postmoderna nostalgie anni Ottanta e kitsch da videoclip.

Hed Mayner, vincitore del premio Karl Lagerfeld all’ultimo Lvmh Prize, vive e lavora a Tel Aviv ma sfila a Parigi. Disegna abiti da uomo, ma i volumi sono così ampi, le forme così elementari, i colori così naturali, da andar bene per tutti, senza distinzioni di genere. Adotta un lessico puro, fremente, multiculturale.

Matthew Williams è americano. Da poco vive a Milano, deve la propria fortuna ad un business partner ferrarese (Luca Benini di Slam Jam) ed è anche parte della famiglia Moncler Genius. 1017 Alyx 9SM, questo il nome del suo marchio, è un esperimento radicale di funzionalismo urbano: teso, crudo e sofisticato, esplora l’idea che less is more puntando sul bello come utile, in qualsiasi condizione.

Spencer Phipps, americano anche lui, è un paladino della coscienza ambientale. Trasparenza e tracciabilità sono il valore aggiunto di collezioni eclettiche che uniscono la ricerca della performance estrema ad un certo esibizionismo sensuale.

Dilara Findikoglu, infine, viene da Istanbul, ma vive e lavora a Londra. Intrisa di misticismo e horror, un occhio Vivienne Westwood e uno ad Alexander McQueen, tinge il gotico di rosa e di pop, tenendo alto il vessillo della espressività teatrale.

Sei autori, sei visioni antitetiche, unite da un tratto comune: la capacità di mescolare i segni, perché l’evoluzione nasce dal meticciato. Nella moda la razza pura, grazie al cielo, non esiste.


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Studio Legale Guarino & Associati - 2017