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  • Umberto Guarino

I buyer del Nord Europa trainano la 97ª edizione di Pitti uomo.

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La kermesse fiorentina si è chiusa ieri con presenze a -10%. L’estero ha visto in pole Germania, Olanda, Svezia, Danimarca, Uk. «Il prossimo anno slitteremo alla settimana successiva e sarà un bene per l’intero sistema», ha affermato l’ad Raffaello Napoleone.


Pitti uomo archivia la sua 97ª edizione con risultati d’affluenza in chiaroscuro. Secondo i dati diffusi dal salone fiorentino, le presenze hanno registrato un calo del 10% a quota 21.400 compratori rispetto allo scorso gennaio. La fetta estera ha contato 8.300 presenze rispetto alle 9.100 di gennaio 2019, tra le nazioni più presenti si segnalano Germania, Olanda, Regno Unito, Svezia, Danimarca.

«È stato un calo fisiologico e atteso, dove ha pesato soprattutto il risultato degli italiani. Il prossimo anno slitteremo alla settimana successiva e sarà un bene per l’intero sistema», ha commentato Raffaello Napoleone, ad di Pitti immagine. Nonostante la diminuzione dei buyer causata dall’anticipo delle date post festività, i brand si sono detti comunque soddisfatti rispetto al numero di ordini e alla tendenza di ricerca dell’alto di gamma, promuovendo in primis la dinamicità del mercato interno, oltre che l’impegno nella sostenibilità.

«Abbiamo avuto meno clienti ma più di qualità e un ritorno dall’Italia. Tanti sono arrivati dall’Ex Unione sovietica, ma anche dal Nord Europa», ha spiegato a MFF Gisberto Carlo Sassi, numero uno di Doriani cashmere, che produce a Biella. «Non usiamo più imbottiture in piuma d’oca da cinque anni. Cercheremo di arrivare anche all’eliminazione della pelliccia». Irene Peccetti, marketing & digital communication di Cruciani, ha sottolineato di aver firmato ordini con nuovi clienti italiani, insieme a Spagna, Germania e Nord Europa.

«Hanno performato bene Spagna e Francia», ha detto Marcella Morricone, direttore commerciale del marchio abruzzese Teleria zed, realizzato in una filiera integrata a km zero. Anche Regenesi ha fatto del green e del riciclo la propria bandiera. «I buyer cercano prodotti come i nostri, che provengono dalle bottiglie di plastica, con dietro una storia vera», ha spiegato Maria Silvia Pazzi, a capo della label emiliana.

L’offerta di Sartoria Latorre si compone di una linea in lana ecosostenibile, unita a un packaging riciclabile. Luciano Latorre, presidente dell’azienda pugliese ha commentato: «Si sono visti meno clienti, ma avevamo già appuntamenti fissati. In testa l’Ex Unione Sovietica».

Canepa, azienda serica comasca specializzata in cravatteria è da sempre legata al green, a livello di tessitura e colorazioni. «Le date anticipate hanno penalizzato le visite. I buyer sono stati la Turchia e i Paesi dell’Est, hanno tenuto Spagna e Francia», ha detto Elena Cabassi, referente per la divisione licenze.

Italia ed Europa sono stati territori di slancio anche per il business di Sileno Cheloni, a capo dell’eponimo brand di profumi di nicchia, che ha inaugurato il suo secondo store a Firenze proprio nel giorni della kermesse. «Puntiamo a a raggiungere un milione di euro di ricavi, con l’opening di altri tre spazi OL’Factory in città tra cui Milano e Montecarlo», ha sottolineato Cheloni.

«Abbiamo lavorato bene con Italia, Olanda e Germania», ha poi aggiunto Matteo Gioli, fondatore di Superduper hats. «Non abbiamo visto né asiatici, che rappresentano il nostro core market, né russi. Ci aspettavamo più gente», ha spiegato Stefania Troyli, sales department del marchio di borse A.Testoni.

Secondo Alessandro Enriquez: «L’Italia è andata bene da Nord a Sud. Pochi gli stranieri, soprattutto i russi. C’è stato meno passaggio». Infine, della buona risposta del mercato Uk in un momento di Brexit ha invece parlato Niccolò Ricci, ceo di Stefano Ricci. «In generale un’affluenza in lieve diminuzione, ma abbiamo incontrato clienti da Usa e Uk di ottimo livello e stretto accordi per un’espansione in Russia», ha concluso. (riproduzione riservata)

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Studio Legale Guarino & Associati - 2017